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Teatro

Teatro di Vibo Valentia: 5 interrogativi sul futuro del nostro ecosistema culturale

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Teatro di Vibo Valentia: 5 interrogativi sul futuro del nostro ecosistema culturale

Ieri venerdì 21 novembre 2025 è stata resa nota la graduatoria relativa alla selezione di una proposta artistica e gestionale per il teatro comunale di Vibo Valentia per la stagione 2025/2026.

Il primo operatore in graduatoria è risultato essere AMA Calabria, realtà decisamente consolidata, di grande esperienza alla quale vanno i più sinceri auguri per l’attività e alla quale manifestiamo la nostra assoluta disponibilità alla collaborazione specie nell’ottica di eventi collaterali e produzione.

L’associazione Altrove Cantiere Culturale è seconda in graduatoria, segno che la nostra proposta è stata ben valutata e che la nostra giovane realtà ha acquisito una giusta credibilità nonostante la sua scarsa anzianità.

Nel ringraziare la commissione valutatrice e l’amministrazione comunale per la solerzia e l’impegno nel voler procedere ad avviare i lavori del teatro, cogliamo l’occasione per proporre degli spunti di valutazione e dialogo circa la presente selezione ed eventuali future.

Affronteremo, di seguito, alcuni punti che, a parere del consiglio direttivo di Altrove, potrebbero fare una differenza significativa nel concepire l’attività di un teatro nuovo e di comunità. Non si tratta di critiche o polemiche nel merito di “chi è più bravo”, ci mancherebbe, ma crediamo sia opportuno interrogarsi sull’idea di ecosistema culturale che si vuole costruire attorno all’esperienza teatro.

  1. VALUTAZIONE DELLE ESPERIENZE PREGRESSE
    Il primo punto della tabella valutativa di cui all’avviso di manifestazione di interesse valuta le esperienze pregresse dell’ente, nella gestione di teatri e/o sale multifunzionali e/o realizzazione di programmazioni, rassegne o festival a carattere annuale. Valutazione necessaria ma che, a nostro avviso, è svolta in maniera non efficace ai fini della selezione di un’ottima stagione per il pubblico.

    Operando nella sfera dell’organizzazione di spettacolo, è endemico costituire non solo enti ad hoc per la singola selezione ma ingaggiare diverse professionalità esterne all’ente per la realizzazione del progetto che spesso (come in questo caso) presenta particolari sfide tecniche ed organizzative. Ne consegue che l’ente di per sé, in casi come questo, è solamente un contenitore che, come nel caso di una costituzione ad hoc, non possiede un curriculum valutabile ma team e proposta validi.

    La tabella valutativa in avviso prevede sì che venga valutato il team proposto ma con un’assegnazione di punteggio nemmeno lontanamente sufficiente a valorizzare la proposta piuttosto che l’anzianità dell’ente.
    Questo appare molto chiaro se consideriamo che la proposta di Altrove risulta essere, per la commissione, la migliore.

    Ci preme specificare che l’attività di AMA Calabria sarà sicuramente efficace ma l’avviso non premia la proposta e lo fa, potenzialmente, a spese del pubblico. Valutazione dunque formalmente legittima ma miope.

  2. UNICITÀ DELL’OFFERTA
    La valutazione di cui al punto 1 diviene particolarmente importante quando ci poniamo come obiettivo una stagione nuova ed unica. A nostro parere, Vibo Valentia ha una estrema necessità di costruire un’offerta culturale peculiare con l’obiettivo di porsi come luogo di cultura di riferimento per il contesto regionale.

    AMA Calabria, com’è giusto che sia da operatore professionale e strutturato quale è, avanza la sua proposta ampliando la propria attività con un’altra sala in gestione. Da cittadini e spettatori quali siamo, noi di Altrove ragioniamo sulla possibilità che la programmazione del Teatro Comunale di Vibo Valentia possa essere omologata a quella delle altre sale gestite dallo stesso soggetto, per altro molto vicine. Naturalmente nulla da eccepire dal punto di vista imprenditoriale, ma la commissione che assegna ad Altrove il massimo punteggio per tutti i parametri riguardanti la proposta artistica e dunque dimostra di entrare nel merito della programmazione, come può non aver tenuto in considerazione questa evenienza?  È ipotesi valida quella di diventare l’appendice di un cartellone già definito altrove?
La graduatoria: Altrove totalizza punteggio massimo per tutti i punti relativi alla proposta. Valutazione più alta anche per la direzione artistica.

Non sarebbe stato più lungimirante diversificare: lasciare a un soggetto consolidato il ruolo di presidio regionale su Lamezia Terme e Catanzaro, e affidare Vibo Valentia a una realtà nuova, in grado di proporre linguaggi, artisti e percorsi differenti?
Una città che ha sofferto a lungo di marginalità dovrebbe moltiplicare i centri di produzione, non concentrare gestione e direzione artistica in pochissimi soggetti, per di più già forti e strutturati.

Intendiamoci, i ragionamenti di economia di scala esistono anche in teatro dunque è legittimo che AMA Calabria possa optare per questo tipo di approccio che, ripetiamo, è solo uno dei possibili scenari.

  1. IL TEATRO COME CENTRO CULTURALE PER TUTTI
    Usufruire di una sala teatrale così ben realizzata può e deve essere, a nostro parere, una possibilità da garantire a diverse realtà culturali ed imprenditoriali locali e, sebbene l’avviso specifichi che l’amministrazione comunale riservi per sé e per altri l’utilizzo della sala, sappiamo che è prassi che il numero di giornate disponibili venga stabilito in accordo con il gestore. Questo significa che alcune realtà, come è normale che sia, utilizzeranno la sala corrispondendo una somma per l’affitto che sarà fuori dal campo di applicazione dell’articolo relativo alle giornate riservate al comune. Questo avviene per una banale ragione di incapienza di giornate che saranno presumibilmente richieste in massa in alcuni momenti specifici della stagione.

    Ci riferiamo, ad esempio, ai saggi di danza che sono concentrati nel periodo di giugno e che oggi vengono svolti in altri teatri molto lontani da Vibo Valentia con tariffe in linea con la logica di mercato, ma che penalizzano pesantemente le piccole ASD di danza che si sobbarcano anche le spese di viaggio.

    In che modo un soggetto, giustamente orientato a ragionamenti di economia di scala, può venire incontro alle necessità dei piccoli enti che dovrebbero, a nostro parere, poter godere dell’utilizzo della sala a prezzi calmierati? In che modo un soggetto già gestore della sala teatro più prossima, potrà adottare una politica di prezzo favorevole per queste realtà?

  2. LA PROSSIMITÀ DELL’OFFERTA CULTURALE
    Non rivendichiamo un “diritto di prelazione” perché siamo vibonesi, ma crediamo che, in una città che prova a ricostruire una propria identità culturale, premiare chi ha scelto di investire qui, da qui, su questo pubblico, non fosse un dettaglio marginale.

    Riteniamo che una proposta come quella di Altrove, che riesce a raccogliere maestranze e volontari quasi tutti under 30 e vibonesi, possa rappresentare un deciso primo passo verso l’accrescimento dei curriculum di giovani professionisti e un segnale importante in controtendenza alla continua fuga di giovani dalla provincia. Auspichiamo che, anche in futuro, si riesca ad andare oltre le valutazioni già poste in essere per tenere in considerazione anche una politica di indotto che potrebbe ruotare attorno al nostro teatro.

    Tra l’altro, come già trattato, Altrove risulta essere tra i soggetti con minore esperienza secondo la commissione, ma ci preme far notare che proprio questo gruppo di scarsa anzianità ha elaborato la migliore proposta. Ciò evidenzia la necessaria capacità di relazionarsi con alcuni tra i maggiori operatori teatrali italiani esprimendo una giusta credibilità. Una giovane realtà vibonese può dunque sedersi al tavolo delle trattative e testimoniamo che una nuova generazione di vibonesi può fare concretamente la differenza.

    Altrove, com’è noto, è attiva nella realizzazione di progetti di spettacolo con evidenti caratteri di novità in relazione al contesto di riferimento. Le iniziative, in questo nostro primo anno di attività, sono riuscite laddove altri operatori hanno sistematicamente fallito rivolgendosi a nuovo pubblico con nuovi linguaggi. Alla luce dell’assenza, in avviso, di un criterio di assegnazione del punteggio chiediamo: Quale peso è stato dato alla qualità e funzione culturale dell’operato di Altrove?

  3. PICCOLA STAGIONE, GRANDI OPPORTUNITÀ
    Continuando sul concetto appena esposto, il carattere di provvisorietà del provvedimento di assegnazione avrebbe potuto costituire l’habitat ideale per accrescere l’esperienza di operatori cittadini che si scontrano costantemente con i limiti di una città povera di spazi di spettacolo. I sei mesi di assegnazione sarebbero potuti essere l’occasione ideale per mettere alla prova realtà più piccole, permettendo loro di crescere, strutturarsi, sperimentare mentre, la gestione triennale (nuovo bando?), più complessa e impegnativa, è il terreno naturale su cui misurare strutture già consolidate e con forte capacità organizzativa, come AMA Calabria.

In altre parole, perché utilizzare una procedura breve e transitoria per rafforzare ulteriormente chi è già forte, invece di usarla come strumento di crescita dell’ecosistema locale?

In conclusione, come Altrove Cantiere Culturale sentiamo il dovere di porre queste questioni non per rivendicare un torto subito, ma per contribuire ad una riflessione collettiva su che cosa debba diventare il Teatro Comunale di Vibo Valentia: un semplice contenitore di spettacoli o un vero motore di comunità, capace di generare lavoro, crescita e nuove opportunità per il territorio?

Se vogliamo davvero che il nuovo teatro sia un’occasione di svolta per Vibo Valentia, è necessario che le scelte compiute oggi non si limitino ad essere formalmente corrette, ma siano anche politicamente lungimiranti e socialmente generative. Altrove continuerà a lavorare, con la stessa ostinazione e lo stesso entusiasmo di sempre, perché una nuova generazione di vibonesi possa trovare qui, e non altrove, lo spazio per esprimersi, crescere e costruire futuro.

Il consiglio direttivo di Altrove APS

“Chi c***u t’arridi?” con SANDRO CAPPAI

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SANDRO CAPPAI
C’È UN PO’ DI TENSIONE

Stand Up Comedy Show

Scrivere la sinossi di un nuovo show è sempre complicato. Vorresti riempirla di battute brillanti per convincere le persone a venire a vederlo, ma diciamocelo: se mi vengono battute brillanti sugli argomenti dello spettacolo, ce le metto nello spettacolo, non me le gioco per la sinossi. Quindi ecco, se volete sentire queste fantomatiche battute brillanti venite a vedere “C’È UN PO’ DI TENSIONE” il nuovo show di stand-up comedy di Sandro Cappai (sì, sono sempre io, ma all’improvviso parlo in terza persona).

Ma di cosa parla il SUO nuovo show? Di un sacco di cose divertenti: guerre nucleari, guerre non nucleari, terapia, razzismo, viaggi in treno, ipocondria, ipocrisia e tante altre cose che iniziano con “ipo” e finiscono con “ia”.

Scenari apocalittici si intrecciano a storie di vita di tutti i giorni. Sempre e comunque, c’è un po’ di tensione.

Bella questa cosa di chiudere la sinossi citando il titolo dello spettacolo, me la segno.

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“Chi c***u t’arridi?” con CHIARA BECCHIMANZI

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Un flusso di coscienza inarrestabile ed esilarante per esplorare le idiosincrasie vecchie e nuove, gli stereotipi indistruttibili e quelli di cui dovremmo vergognarci, il politicamente corretto, le paure del contagio e il contagio delle paure. In forma di terapia di gruppo, ovviamente: nessuno escluso, all in – potrebbe succedere di tutto: e questo perché il pubblico sarà sempre coinvolto in prima persona, tanto da determinare la direzione (tutta improvvisata) che prenderà il discorso. Dall’ hic et nunc ai massimi sistemi, dalla personalissima esperienza di un’attrice autrice regista stand up comédienne traslochi sgomberi l’arrotino e l’ombrellaio a quella di ogni spettatore/spettatrice, per riderci addosso, conoscerci, innamorarci (insultarci anche) … e poi sentirci meglio di prima. Ovviamente, senza aver risolto niente.

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“Chi c***u t’arridi?” con DANIELE FABBRI + MATTEO NICOLETTA

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Diciamoci la verità: stavolta abbiamo esagerato. A guardarci da fuori sembriamo tutti impazziti, sarà colpa dello stress, dei social, o della politica, fatto sta che tutti viviamo le nostre giornate come se potessimo da un momento all’altro sbroccare, salire in piedi sul tavolo e dichiarare guerra alla Polonia. Ma è veramente così? E se fossero gli strumenti con cui osserviamo il mondo che ci raccontano solo la parte peggiore? E se invece fosse tutto vero, sta arrivando l’apocalisse, ma chissenefrega perché tanto moriremo tutti?”

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